QUASI una bambina. Eppure papà e mamma sapevano che conviveva con
quell’uomo. Adulto e pregiudicato. Adesso la Cassazione ha confermato la
sentenza della Corte d’appello di Roma: concorso in violenza sessuale,
tre anni e quattro mesi di reclusione per i genitori. Andranno in
carcere.
La storia, raccontata dal Messaggero,
comincia circa sei anni fa. Quando al centro di un’inchiesta finisce
una ragazzina di 13 anni. Convive con un pregiudicato in un palazzo di
periferia, di fronte alla casa dei suoi genitori. I genitori finiranno
in cella «per aver favorito e agevolato i rapporti sessuali tra l'uomo e
la figlia minore di anni quattordici».
In Cassazione i genitori avevano provato a negare di essere a conoscenza
di quella relazione. Poi l’avvocato aveva eccepito che bisognava tener
conto dell’impuntatura di quell’adolescente. Durante il processo di
primo grado, il fratello di quella ragazzina aveva spiegato come tutto
fosse rimasto nascosto anche a lui, che i due «avevano fatto una cosa
tutta in segreto» e i genitori erano sconvolti. E così anche il papà e
la mamma: «Solo voci e pettegolezzi», giuravano.
E anche lei, la parte lesa nell’indagine, chiamata a testimoniare, aveva
ammesso alla polizia giudiziaria di convivere con quell’uomo. Poi,
però, durante il dibattimento, aveva negato. Smentito le sue stesse
parole. E se non fosse stato per quella vicina, che al pm raccontava:
parlando con la madre, mi è parso che incentivasse la relazione
considerandola «una sorta di sistemazione» per la ragazza, forse alla
condanna non si sarebbe arrivati.
La terza sezione della Cassazione, presieduta da Ciro Petti, ha respinto
il ricorso contro la condanna. Per la Cassazione, i genitori non
rispondono del reato «per non aver impedito l'evento», come richiesto
dalla difesa, ma del più grave «concorso» in violenza sessuale per aver
«favorito e agevolato i rapporti sessuali» della figlia con quell'uomo.
Questo blog nasce con l'intento di creare una rete sociale di collaborazione tra gente che pur non conoscendosi lotta, si indigna e protesta per evitare la violenza, la pedofilia. Ognuno può dire la sua.. uniamoci! :) grazie
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mercoledì 5 settembre 2012
giovedì 30 agosto 2012
Picchiata a sangue dalla madre perché usava troppo Facebook
Una brutta storia di violenza a Roma. Un ragazzina, 12enne, picchiata
violentemente dalla madre e inseguita in strada nel cuore della notte
perché continuava a usare Facebook nonostante le fosse stato vietato. La
ragazzina aveva il volto insanguito e correva, disperata, nel parco di
via Cornelia, in zona Aurelia. Alcuni testimoni hanno visto la terribile
scena e hanno chiamato la polizia che ha bloccato e denunciato la
madre, una donna russa di 43 anni, che probabilmente era sotto l'effetto
di alcol.
La ragazzina aveva diverse ferite a uno zigomo, a una palpebra, al naso e alla bocca. La lite era iniziata a casa perché la 12enne non avrebbe ubbidito alla madre che le aveva vietato di utilizzare Facebook. Poi le botte e la corsa in strada. La ragazzina è stata medicata all'ospedale San Carlo di Nancy e dimessa con dieci giorni di prognosi.
fonte globalist.it
La ragazzina aveva diverse ferite a uno zigomo, a una palpebra, al naso e alla bocca. La lite era iniziata a casa perché la 12enne non avrebbe ubbidito alla madre che le aveva vietato di utilizzare Facebook. Poi le botte e la corsa in strada. La ragazzina è stata medicata all'ospedale San Carlo di Nancy e dimessa con dieci giorni di prognosi.
fonte globalist.it
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