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lunedì 17 dicembre 2012

Pedofilia: abuso' di 3 bimbi a Siracusa, 12 anni ad un dj

Siracusa, 14 dic. - E' stato condannato a 12 anni di reclusione un dee-jay siracusano di 37 anni accusato di abusi sessuali nei confronti di 3 bambini. La sentenza e' stata emessa dal Gup del tribunale di Siracusa nel processo che si e' celebrato con il rito abbreviato. Il Pubblico ministero, Antonio Nicastro, aveva chiesto una condanna a 9 anni di carcere, mentre i legali delle famiglie delle vittime si erano pronunciati per una sentenza pari a 20 anni di reclusione.
  L'indagine nei confronti del dj e' nata dopo la denuncia della mamma di una bambina che sarebbe stata molestata durante una festa in un locale. Nel corso delle indagini, gli agenti della Mobile trovarono e sequestrarono nell'abitazione dell'uomo del materiale pedopornografico. (AGI)

giovedì 13 settembre 2012

IN UNGHERIA LA VIOLENZA SULLE DONNE E' LEGALE!!!

La maggioranza conservatrice in Parlamento oggi ha impedito che la violenza contro le donne in famiglia fosse sanzionata dal codice penale. Un movimento di donne aveva raccolto 103 mila firme per obbligare il Parlamento a discutere sul tema in un paese dove ogni anno migliaia di donne subiscono violenze e pestaggi in famiglia. Socialisti e verdi, all'opposizione, raccogliendo l'istanza presentata, volevano far inserire nel codice penale un articolo che punisse gli atti di violenza entro la famiglia, ma la maggioranza governativa, appoggiata dagli estremisti di destra, l'ha impedito, votando contro. Un deputato della maggioranza ha (vergognosamente) detto testualmente:''Le donne, prima di volersi emancipare, se vogliono piu rispetto, partoriscano piu bambini, due o tre, anche quattro, e allora avranno piu' rispetto''. Un altro deputato, estremista, ha parlato di ''odio verso gli uomini'' da parte dei movimenti femministi. Indignazione da parte delle organizzazioni di donne che hanno indetto una manifestazione di protesta per sabato. ''E' intollerabile che la maggioranza governativa spazzi via in tal modo un problema così grave'', hanno affermato in un comunicato.

mercoledì 12 settembre 2012

NUOVA VIOLENZA SULLE DONNE: STIRAMENTO DEL SENO

90997333-_Bin_.jpgCominciano intorno ai 10 anni: prima che il seno si formi, lo colpiscono, lo schiacciano con pietre calde, lo fasciano in modo dolorosissimo così da ritardarne lo sviluppo. Lo fanno le madri, le nonne, in segreto spesso i padri.

“È per il loro bene”. Così genitori e parenti giustificano la pratica,
assai diffusa soprattutto in Camerun, nei Paesi circostanti e anche fra le immigrate in Occidente: meno evidenti sono i “richiami” sessuali delle ragazze, sostengono, minori sono i rischi di molestie, violenze, gravidanze e malattie a trasmissione sessuale.

In realtà, non solo questa è un’ipocrita ragione addotta a una sopraffazione che ragione non ha se non quella di tenere le figlie sotto controllo. Il fatto è che alla violenza e al dolore si aggiunge spesso il danno grave provocato alla salute: da cisti e inabilità all’allattamento fino al cancro al seno.

Nessuno ne parla, e così lo “stiramento del seno” (in inglese, breast ironing) continua a essere accettato anche dalle sue vittime: per il 41% delle ragazze camerunensi è “opportuno”. Servono campagne di informazione, come quella condotta da Came Women and Girls Development Organisation: anche se meno diffusa dell’infibulazione, questa forma di controllo del corpo femminile non è meno odiosa. E va “stirata”.

Una primavera araba andata a male

La "nuova" Tunisia postrivoluzionaria penalizza la donna in ogni campo: dalla «complementarità» rispetto all'uomo fino al recente aumento del costo della pillola contraccettiva.

Tempi duri per le donne i
n Tunisia. Lo scorso agosto si era prospettata, tra polemiche internazionali e manifestazioni locali, l'eventualità di inserire, nella nuova costituzione del Paese, un articoletto in cui si afferma la «complementarità» della donna rispetto all'uomo. Che già di per sé, a ben ragionare, evocherebbe anche un viceversa non contemplato dall'assemblea costituente che immaginiamo declinata nei virili toni dell'azzurro.
E ora, dopo aver ridotto la donna ad un complemento d'arredo per giunta autopulente, giunge fresca la notizia che in Tunisia, un tempo il più secolarizzato dei Paesi islamici, la pillola anticoncezionale ha sestuplicato il suo costo: dal 1966 il prezzo era fermo all'equivalente di un euro. Ora per un blister ce ne vogliono sei: più che nel disastrato Belpaese. Il sogno della primavera araba, che aveva infiammato il mondo intero, somiglia di più alla spettrale fiammella azzurrina del metano che al fuoco di un autentico rinnovamento.

Mentre il governo tunisino non si fa più carico di una spesa sanitaria evidentemente considerata superflua, l'idea di dove impiegare il denaro risparmiato non poteva essere più in linea con il colore ceruleo della cimiteriale fiamma di cui sopra. È semplice: perché non rimborsare ai contribuenti, al posto della perigliosa pillola contraccettiva, il più necessario Viagra? Medicinale moderno, al passo coi tempi, che in Tunisia non costa che 10 euro. Un prezzo politico per il farmaco originale, quello con la giusta tonalità di azzurro. Il resto lo paga lo Stato.
Dietro la manovra, che ha peraltro alimentato un logico traffico occulto internazionale del farmaco blu, spunta il solito machismo di cui non si sentiva certo la mancanza, qui peraltro appaiato alla smania totalitaristica di controllo sul corpo femminile che si traduce amaramente in un non-controllo delle nascite. Che poi, nei fatti, la prestanza virile non equivalga ad una aumentata fertilità, questo al demagogico governo tunisino di certo non importa: quel che conta è che la donna sia sottomessa.
Come primavera araba non ci siamo proprio: è decisamente troppo psichedelica. Una volta i primi fiori della bella stagione erano rosa, o al massimo bianchi, ma chi ha mai visto un mandorlo blu manco fosse formaggio ammuffito? È proprio vero che non ci sono più le stagioni di una volta.

lunedì 10 settembre 2012

Iran, l’attivismo delle donne finisce dietro le sbarre

Jila Bani Yaghoob, reporter freelance e redattrice capo di Kanoon Zanan Irani, un sito per la difesa e la promozione dei diritti delle donne, è rientrata il 2 settembre nel carcere di Evin, nella capitale Teheran, per scontare una condanna a un anno di detenzione emessa nel giugno 2010 per i reati di “propaganda contro il sistema” e “offesa al presidente”. Al termine della pena, seguiranno 30 anni di interdizione dalla professione giornalistica.
Premio “Coraggio nel giornalismo” dell’International Women’s Media Foundation nel 2009 e premio “Libertà di stampa” di Reporter senza frontiere nel 2010, Jila Bani Yaghoob era stata già processata e assolta tre volte per i medesimi capi d’accusa. Nell’aprile 2011 era stata ulteriormente incriminata per “avere un blog personale senza autorizzazione governativa”.
Nel 2009, poco dopo la contestata rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, Jila Bani Yaghoob era stata arrestata insieme al marito, Bahman Amou’i, anch’egli giornalista. Era stata rilasciata dopo due mesi. Bahman Amou’i sta invece scontando una condanna a cinque anni di carcere per “riunione e collusione con l’intento di danneggiare la sicurezza nazionale”, diffusione di propaganda contro il sistema”, “minaccia alla pubblica sicurezza” e “offesa al presidente”.
Jila Bani Yaghoob va ad aggiungersi ad altre donne in carcere in Iran per reati di opinione. Martedì scorso è entrata nel suo terzo anno di prigionia Nasrin Sotoudeh, avvocata e attivista per i diritti umani. Sta scontando una condanna a sei anni di carcere (ridotta in appello, dopo che  in primo grado gliene erano stati inflitti 11) per “atti contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro il sistema”. Le è stato anche imputato di far parte del Centro per i difensori dei diritti umani, un organismo fondato dal Nobel per la pace Shirin Ebadi, di cui è stretta collaboratrice. Al termine della pena le sarà inibito l’esercizio della professione legale per 10 anni.
Del Centro per i difensori dei diritti umani faceva parte, fino al momento dell’arresto, anche Narges Mohammadi. Nei suoi confronti, stesse accuse e stessa condanna, in primo e secondo grado, di Nasrin Sotoudeh. In carcere, dove è entrata il 21 aprile di quest’anno, le sue condizioni di salute sono peggiorate (dal 2010, quando trascorse un altro periodo in carcere, soffre di paralisi neuromuscolari temporanee), al punto che il 31 luglio le autorità hanno disposto la sua scarcerazione su cauzione per motivi di salute.
Su cauzione è stata rimessa in libertà, all’inizio di luglio, anche Nazanin Khosravani, 35 anni, giornalista che collabora con varie testate riformiste. Era in prigione da marzo. La condanna nei suoi confronti (sei anni per “raduno illegale e cospirazione contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro il sistema”) rimane in piedi.
Resta in carcere, invece, Mahsa Amrabadimoglie del reporter Masoud Bastani, a sua volta in prigione, condannata a cinque anni (di cui quattro sospesi con la condizionale) per aver rilasciato interviste e scritto articoli a sostegno del marito e in cui chiedeva il suo rilascio.
Stessa sorte per Bahareh Hedayat, attivista della Scuola di economia dell’Università di Teheran, esponente della campagna “Un milione di firme (per l’abolizione delle leggi che discriminano le donne) e dell’organizzazione studentesca Tahkim-e Vahdat. Ha trascorso la maggior parte degli ultimi sei anni in carcere, salvo che per pochi e brevissimi permessi temporanei. Sta scontando una condanna a nove anni e mezzo di carcere per “propaganda contro il sistema”, “interviste concesse a testate straniere”, “offesa alla Guida suprema”, “offesa al presidente”, “disturbo dell’ordine pubblico attraverso la partecipazione a raduni illegali” e “distruzione dell’ingresso e accesso illegale nell’università Amir Kabir”.
Resta poco spazio per elencare altri nomi di prigioniere di coscienza: Fereshteh Shirazi (blogger e attivista della campagna Un milione di firme), Jila Karamzadeh Makvandi (poetessa ed  esponente del movimento delle Madri di parco Laleh), Fariba Kamalabadi (esponente della comunità baha’i) e Hengameh Shahidi… Nessuna di loro ha beneficiato dell’amnistia concessa alla fine del mese sacro del Ramadan dalla Guida suprema, l’Ayatollah Khamenei, ad alcune decine di prigionieri politici e di coscienza.

domenica 9 settembre 2012

USA: il pediatra pedofilo Earl Bradley non uscirà mai di prigione. Parola della Corte Suprema



Earl Bradley
Tutti i ricorsi sono stati respinti, la sentenza è ormai definitiva: Earl Bradley, il pediatra pedofilo condannato a ben 14 ergastoli, non potrà mai tornare in libertà. A stabilirlo ci ha pensato la Corte Suprema dello stato del Delaware, che all’unanimità ha respinto l’ultimo ricorso presentato dall’uomo - relativo a presunte irregolarità nelle perquisizioni dei suoi uffici - ed ha quindi confermato la condanna.
L’uomo, giudicato colpevole di aver abusato sessualmente di almeno 85 bambine, tutte sue pazienti di età compresa tra 1 e 3 anni, dovrà trascorrere il resto della sua vita dietro le sbarre. Massima soddisfazione espressa da Beau Biden, procuratore generale del Delaware:
Earl Bradley non uscirà mai di prigione. Siamo gratificati dalla chiarezza dalla Corte. Il nostro lavoro - occuparci della vittime e delle loro famiglie ed aiutarle a guarire da questo indicibile crimine - non finirà mai.
Il ricorso presentato dai legali del pediatra, è necessario precisarlo, non era relativo alla colpevolezza dell’imputato. Che abbia abusato sessualmente delle sua vittime non ci sono dubbi - esistono i filmati da lui registrati ed archiviati nei suoi computer - ma quello che i legali contestavano era la condotta dagli agenti che hanno trovato le prove ed eseguito l’arresto.
Bradley operava in quattro diversi studi e il mandato di perquisizione era relativo soltanto a due di questi e limitato ai file medici dell’uomo. Gli agenti, invece, andarono oltre controllando tutti e quattro gli studi ed eseguendo una ricerca ben più ampia.
In sostanza, sosteneva la difesa dell’uomo, i militari non erano stati autorizzati a controllare i computer di Bradley. Quelle perquisizioni furono di fatto illegali e gli avvocati dell’ex pediatra speravano che questo particolare potesse portare ad un nuovo processo che si sarebbe svolto senza l’ausilio di quei filmati - vere e proprie prove schiaccianti - sequestrati senza seguire le regole.
Il ricorso, però, è stato respinto e la sentenza emessa in precedenza è diventata definitiva.

SARA' LA NOSTRA BATTAGLIA: PENE PER GLI STUPRATORI

Petition TitlePer Legge I CITTADINI POSSONO,ATTRAVERSO UNA RACCOLTA DI ALMENO 50.000 FIRME, PRESENTARE al Parlamento (o a un ente amministrativo locale, come la Regione) UN PROGETTO DI LEGGE, affinché questo sia poi discusso E VOTATO. Siamo tutti indignati per la sentenza della Corte di Cassazione sullo stupro di gruppo, per il quale non sarebbe obbligatorio il carcere.
Proponiamo
raccolta firme per consentire per legge come PUNIZIONE per questo crimine la CASTRAZIONE Per ogni tipo di stupro (singolo o di gruppo INDIFERENTEMENTE). Anche a fronte del problema dei carceri cioè l'assenza di posti necessari ad ospitare i cirminali.

Chiudere "Sportello Donna" è un insulto a tutte le donne del Lazio

Chiudere "Sportello Donna" è un insulto a tutte le donne del LazioChe non si trovino i soldi per garantire il funzionamento dello “Sportello donna” all’interno del S. Camillo è un insulto a tutte le donne: quelle che subiscono violenza e a quelle che vi lavorano da due anni per farlo funzionare. Dal 31 ottobre , giorno in cui è scaduta la convenzione con la cooperativa che lo gestisce le 7 operatrici dello sportello (psicologhe, educatrici professionali e assistenti sociali) non prendono un centesimo, ma continuano a lavorare per senso di responsabilità e solidarietà. Nel frattempo la prima donna presidente del Lazio , non ha trovato il modo , dallo scorso ottobre, ne di reperire le risorse ne di prestare attenzione alla struttura. Ha  però trovato quello necessario ad aumentare i vitalizi agli assessori a fare nuove assunzioni part- time per giovani politici locali evidentemente con reddito troppo basso. Ma che Regione è questa della Polverini? Sportello donna  è stato istituito nel 2009 e in due anni ha assistito 700 donne arrivate al pronto soccorso in seguito ai maltrattamenti subiti per lo piu dentro le mura domestiche. La maggioranza è costituta da donne italiane, il 42% da straniere.  Per garantire il suo funzionamento per altri due anni servono 160/180 mila euro. Una somma ridicola. La Presidente dia una sforbiciata al fondo per i manifesti e sostenga concretamente le donne. Permettere la chiusura della struttura è una vergogna.

Gerusalemme, nuovo tentato linciaggio di un palestinese

Ibrahim Abu Taa è stato aggredito da un gruppo di giovani mentre passeggiava assieme ad amici ebrei. Un mese fa era accaduto lo stesso ad un altro ragazzo palestinese

Gerusalemme, 07 settembre 2012, Nena News - Rischiano forte i giovani palestinesi che si recano nella zona ebraica (Ovest) di Gerusalemme, in cerca di svago. Aumentano contr

o di loro le aggressioni e le intimidazioni da parte di gang di giovani israeliani che nutrono un forte sentimento anti-arabo. Due giorni fa, ma la notizia si è appresa solo nelle ultime ore, Ibrahim Abu Taa, 28 anni di Gerusalemme Est (la zona palestinese), è stato assalito e picchiato da sette giovani israeliani alcuni dei quali armati di spranghe.

Abu Taa aveva trascorso la serata in un locale israeliano con amici ebrei quando, per strada, è stato improvvisamente bloccato da alcuni giovani israeliani che hanno intuito che era palestinese. Tra urla, minacce e percosse il giovane per diversi minuti è stato alla loro mercè, mentre i suoi amici chiamavano la polizia. Gli aggressori lo hanno lasciato solo quando hanno visto gli agenti e si sono dileguati, facendo perdere le loro tracce. Abu Taa è stato ricoverato in ospedale.

«Se sei palestinese ora fa paura avventurarsi a Gerusalemme Ovest. Ormai ci vado solo se sono costretto e prima di farlo ci penso due volte», ha detto il giovane alla stampa.

Un mese fa in una piazza centrale di Gerusalemme ovest un gruppo di facinorosi ha tentato di linciare un altro ragazzo palestinese, Jamal Joulani, rimasto per giorni in ospedale privo di conoscenza. Nei giorni successivi la polizia ha arrestato nove giovani (per lo più minorenni) sospettati di aver partecipato all'attacco. In quell'occasione alcuni testimoni riferirono al quotidiano Haaretz che Joulani e altri due palestinesi erano stati circondati da una folla di dozzine di adolescenti israeliani che urlavano «Morte gli arabi» e altri slogan razzisti.

Quell'aggressione avvenne poche ore dopo il ferimento di un'intera famiglia palestinese del villaggio di Nahalin (Betlemme) - padre, madre e tre bambini - e di un autista, per il lancio di una bottiglia incendiaria contro il taxi sul quale stavano viaggiando. L'attacco ebbe luogo all'altezza delle colonie israeliane di Bat Ayin e Kfar Etzion, nel blocco di insediamenti di Gush Etzion. I genitori hanno riportato ustioni di secondo grado, di primo grado i tre figli e l'autista.

I responsabili del lancio della bottiglia incendiaria sarebbero due giovanissini coloni israeliani che vivono nella zona.

SIMULANO ANTICHE TORTURE PER PROTESTA

Santiago del Cile - Un gruppo di attori ha simulato le torture subite sotto la dittatura di Augusto Pinochet per manifestare contro la prima di un documentario sul generale cileno che ne celebrava la figura come salvatore del Cile. La polizia ha usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per cercare di disperdere le centinaia di manifestanti anti-Pinochet

L'"incostituzionalità" del matrimonio omosessuale

da Globalist.it

Simpatico (ma non troppo) siparietto tra Rosy Bindi (presidente del Pd e vicepresidente della Camera dei Deputati) ed un esponente omosessuale di Sel che le ha chiesto «Presidente, perché non vuole che mi sposi?». La risposta dell'esponente del Pd è stata «Io ti auguro di fare quello che vuoi ma in questo paese c'è la Costituzione».

La questione costituzionale è stata affrontata dalla Corte con la sentenza 138/2010. La disposizione dell'art. 29 della Costituzione stabilisce, nel primo comma, che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», e nel secondo comma aggiunge che «il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare».

Alcuni ritengono che l'espressione "società naturale" identifichi la famiglia eterosessuale mentre per la Corte Costituzionale «con tale espressione, come si desume dai lavori preparatori dell'Assemblea costituente, si volle sottolineare che la famiglia contemplata dalla norma aveva dei diritti originari e preesistenti allo Stato, che questo doveva riconoscere» ed inoltre che «i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere "cristallizzati" con riferimento all'epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, perché sono dotati della duttilità propria dei princìpi costituzionali e, quindi, vanno interpretati tenendo conto non soltanto delle trasformazioni dell'ordinamento, ma anche dell'evoluzione della società e dei costumi». Per la Corte Costituzionale «come risulta dai citati lavori preparatori, la questione delle unioni omosessuali rimase del tutto estranea al dibattito svoltosi in sede di Assemblea, benché la condizione omosessuale non fosse certo sconosciuta. I costituenti, elaborando l'art. 29 Cost., discussero di un istituto che aveva una precisa conformazione ed un'articolata disciplina nell'ordinamento civile. Pertanto, in assenza di diversi riferimenti, è inevitabile concludere che essi tennero presente la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, come sopra si è visto, stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso».

Nonostante il concetto di matrimonio e di famiglia presenti nella Costituzione siano quelli legati alla coppia eterosessuale - proprio perché i Costituenti non affrontarono la questione delle coppie omosessuali - ciò non significa che il matrimonio omosessuale sia anticostituzionale perché - per la stessa Corte - la stessa Costituzione è dotata della duttilità dei princìpi costituzionali.
Perciò «spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni».

Per la presidente del Pd «il matrimonio è un istituto pensato storicamente per gli eterosessuali. Potreste avere più fantasia ad inventarne uno vostro».
Forse - se si guardasse alla storia - ci si accorgerebbe che molte istituzioni erano state storicamente pensate per gli uomini. Fino al 2 giugno del 1946 le donne erano precluse dalla partecipazione politica mentre le forze armate hanno aperto l'accesso alle donne solamente nel 2000: quindi - nonostante molti istituti o istituzioni per secoli fossero stati appannaggio solamente degli uomini - ciò non è stato un ostacolo per riforme radicali e sacrosante.
Inoltre è proprio sicura il presidente Bindi nell'invitare gli omosessuali ad esercitare la loro fantasia per pensare ad un istituto "tutto loro"?
Se fossero liberi di farlo potrebbero pensare anche di adottare un istituto che - seppur non chiamandosi "matrimonio" - abbia tutti i diritti ed i doveri del matrimonio incluso quello di adottare dei bambini. Se invece il Parlamento sentisse la responsabilità della decisione potrebbe benissimo introdurre il matrimonio tra omosessuali ma vietando l'adozione.Per Rosy Bindi sarebbe meglio un matrimonio omosessuale senza la possibilità di adottare o un'unione civile con possibilità di adozione?
Inoltre non dovrebbe essere proprio compito della politica quello di estendere i diritti laddove non entrino in contrasto con altri? Di certo il matrimonio omosessuale non lede nessun diritto altrui come ha stabilito la stessa Corte costituzionale nella citata sentenza.
Se agli omosessuali viene richiesto di inventare un istituto ad hoc per il matrimonio come in una nuova apartheid, forse gli stessi omosessuali potrebbero pensare anche ad un proprio regime fiscale.

A conti fatti un omosessuale non avrà mai bisogno di scuole o università presso cui inviare i propri figli, reparti di ginecologia o pediatria, non potrà usufruire della pensione di riversibilità del defunto partner, ecc.
Se la politica chiede agli omosessuali di inventarsi un istituto giuridico specifico per le loro unioni, perché la stessa politica non adotta un'imposizione fiscale "speciale" considerato che il peso sociale di un omosessuale è inferiore a quello di un eterosessuale?

Abortire nelle Marche? Non si può

La Cgil denuncia che nell'ospedale di Jesi (Ancona) è stato sospeso il servizio di interruzione volontaria di
gravidanza. I 10 ginecologi della struttura, infatti, sono tutti obiettori di coscienza. Stessa cosa è successa a Fano (Pesaro), dove dietro intervento dell'assessore regionale alla sanità Almerino Mezzolani, un ginecologo non obiettore proveniente dall'ospedale di Fabriano dovrebbe garantire nei prossimi giorni il ripristino del servizio.
Nelle Marche, denuncia la Cgil, gli obiettori di coscienza sono il 62% dei ginecologi, il 50% degli anestesisti e il 43% del personale non medico. Inoltre, dati 2009, il 24,7% delle interruzioni di gravidanza richieste da donne marchigiane è avvenuto in altra Provincia e il 9,9% in altra Regione.
Dal punto di vista nazionale le cose non stanno certo meglio: il 70,7% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore, con punte dell'81,7% in Sicilia, 85,2% in Basilicata, 83,9% in Campania, 82,8% in Molise, 80,2% nel Lazio (dati 2009).

Il segretario regionale di Cgil Marche Daniela Barbaresi e il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil delle Marche Alessandro Pertoldi dichiarano: «I disagi e le difficoltà nell'attuazione della Legge 194 rischiano di svuotare nei fatti i contenuti della legge e, oltre a colpire le donne in un momento particolarmente difficile e delicato della loro vita, penalizzano anche medici, anestesisti e infermieri non obiettori, che vedono ricadere su di loro tutto il carico delle interruzioni di gravidanza».

Con una scusa carica una minorenne in auto e abusa di lei

Violenza sessuale (Radaelli)Rimini, 8 settembre 2012 - Un romeno di 19 anni è stato arrestato per violenza sessuale su una 16enne. La vicenda risale al 17 giugno 2012, una normale serata di inizio estate, teatro della violenza.
La storia. Bellaria, la ragazza è in compagnia di alcune amichette quando nel gruppo subentra una nuova conoscenza. Lui è un rumeno di 19 anni, biondo, con modi di fare molto affabili. Subito entra in confidenza con le ragazze ma da una è particolarmente attratto. Giunti nei pressi di un locale molto frequentato da giovanissimi, con la banale scusa di aver dimenticato il suo cellulare probabilmente in auto, chiede alla ragazzina di accompagnarlo a recuperarlo. La ragazza ingenuamente accetta. Dopo pochi minuti, fatta salire con l’inganno a bordo della sua auto sportiva, il ragazzo mette in moto e lascia il parcheggio per raggiungere una zona più isolata.
A questo punto comincia a baciare la minore, nonostante lei cerchi di evitare il contatto con le sue labbra; dopodiché le blocca il braccio destro vicino al finestrino, la spoglia dei pantaloncini, ed abusa di lei in maniera non protetta. Il giovane desiste solo dopo aver tentato di continuare l’atto fuori dall’auto allorquando la ragazza riesce a divincolarsi dalla sua presa. La giovane viene allora riaccompagnata al locale da ballo e solo il giorno dopo ha il coraggio di raccontare i fatti accaduti alle amiche che le consigliano di denunciare l’abuso.
Trovata la forza di raccontare il tutto alla madre, la donna parla col marito ed insieme si recano, a tarda ora in caserma, per denunciare l’accaduto. In aiuto ai Carabinieri di Bellaria si aggiungono i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Rimini che, in poco più di 36 ore riescono ad identificare compiutamente il violentatore, un ragazzo che, nonostante la giovane età, si era già macchiato di fatti analoghi e con lo stesso modus operandi (con una banale scusa aveva attirato un’altra ragazzina in macchina per poi abusarne). Lo straniero, però, impaurito dalla promessa della ragazzina di fargliela pagare si dà alla fuga, rendendosi irreperibile sul territorio nazionale. Successivi e mirati accertamenti consentono agli investigatori di rintracciarlo nel suo paese di origine ove si era recato in attesa che le acque si calmassero.
Da allora sono trascorsi ben tre mesi ma i militari non hanno mai smesso di monitorare la sua abitazione, la cerchia più stretta dei suoi amici al fine di procacciarsi ogni notizia utile per la sua cattura. Nel frattempo nei suoi confronti la Procura di Rimini richiedeva una misura cautelare in carcere che il Giudice per le indagini preliminari subito concedeva e, all’atto dell’irreperibilità, il provvedimento veniva internazionalizzato con il decreto di latitanza. Nella mattinata odierna è stata scritta la parola fine su questa brutta vicenda traendo in arresto il giovane mentre stava per rientrare a casa: oggi stesso è stato tradotto al carcere di Rimini con la pesante accusa di violenza sessuale. Nei prossimi giorni si presenterà davanti al il giudice per l’interrogatorio di garanzia.
 

Pedofilia, anziano adesca 15enne

(ANSA) - TERAMO, 8 SET - Un 75enne e' stato denunciato dai Carabinieri, nel teramano, per atti osceni in luogo pubblico. Ad incastrarlo, gli amici dell'adolescente che aveva adescato sul lungomare di Martinsicuro (Teramo) che lo hanno ripreso con il cellulare mentre si masturbava nella pineta. Il ragazzo, un 15enne, passeggiava in bicicletta sul lungomare quando e' stato avvicinato dall'anziano che gli ha proposto di seguirlo.

venerdì 7 settembre 2012

Inchiesta sulla morte di Emanuela Orlandi: si esorcizza la verita (?)

Nel mistero Emanuela Orlandi si registra un nuovo episodio. Mons. Gabriele Amorth, esorcista del Vaticano, ha smentito, almeno in parte, le parole che gli erano state attribuite su Emanuela Orlandi


"vittima di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio e occultamento del cadavere"
.

Lo ha fatto tre mesi dopo una intervista al quotidiano La Stampa rispondendo per scritto, via e-mail, alle domande che gli sarebbero state rivolte, sempre per scritto, nel mese di agosto:

"Le frasi riportate non sono del tutto esatte"
.

Mons. Amorth, che ha 86 anni, sostiene che quando fu intervistato da Giacomo Galeazzi, vaticanista della Stampa, non riferì di una sua conoscenza diretta, ma citò una frase, attribuita ad un altro sacerdote, mons. Simeone Duca, in un libro del 2011. Queste le parole di mons. Duca:

"D'abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un'Ambasciata straniere presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L'idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po' di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa"
.

Si trovano nel libro "Emanuela nelle braccia dell'Islam?", 162 pagine di intrighi vaticani e internazionali scritte dalla giornalista Anna Maria Turi. Una bella retromarcia, dopo tre mesi di silenzio assenso, interrotti solo da una comunicazione privata a un appassionato del caso Orlandi, Antonio Goglia, che però non ha avuto eco sui giornali.

L'aggiustamento del tiro da parte di mons. Amorth non sposta di molto la traiettoria dell'evoluzione dei pochi indizi disponibili su un caso che dopo 30 anni ancora inquieta gli italiani. Però le parole di questo anziano esorcista portano a una serie di considerazioni, riflessioni e conclusioni, che grazie a mons. Amorth si possono ora mettere in fila.

Emanuela Orlandi, cittadina del Vaticano e figlia di una famiglia di dipendenti papalini, sparì, all'età di 16 anni, la sera del 23 giugno 1983. Da allora sul mistero della sua scomparsa, intrecciato con quella di un'altra coetanea, Mirella Gregori, si sono scritti articoli e libri ormai nel numero di migliaia, senza contare le ore infinite di inchieste e dibattiti tv.

Nell'intervista del 22 maggio al vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi, mons. Amorth ha fatto due affermazioni chiare, anzi chiarissime:

"Ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale, con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e di occultamento del cadavere"; "Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come "reclutatore di ragazze" anche un gendarme della Santa Sede"
.

Le parole di mons. Amorth in realtà non sembra siano state prese molto sul serio e la rivelazione shock non è stata approfondita, anzi è scomparsa dalle cronache e non si ha notizia di suoi sviluppi giudiziari, al punto che non risulta che mons. Amorth sia stato neppure interrogato dai magistrati. Come mai? Le risposte sono più d'una. Vediamo quali.

Il 4 agosto Pietro Orlandi nella pagina Facebook del gruppo "petizione.emanuela", da lui fondato, s'è rivolto a

"tutti quelli che mi hanno chiesto un parere sulle dichiarazioni di Padre Amorth"
.

E ha spiegato:

"Amorth lo conosco , ho parlato con lui qualche mese fa, non ha idea di cosa possa essere accaduto ad Emanuela. Le sue dichiarazioni sono frutto della lettura di un libro . "Non mi sono mai interessato a questo caso" : "Qui ho letto alcune cose riguardanti questo storia ma non saprei cosa dirti". Beh , quelle cose lette sono diventate per alcuni giornalisti le verità sconcertanti di padre Amorth. "Posso dirti soltanto che le modalità del sequestro (proposta lavoro da persona distinta, tranquillizzare la vittima dare l'idea di una persona affidabile ecc) sono le tecniche usate dagli adescatori di sette sataniche ma altro, ti ripeto, non saprei cosa pensare"
".

Nella sua dichiarazione Pietro Orlandi non specifica però quale fosse il libro che ha ispirato mons. Amorth.

Finalmente, in risposta ad alcune mie domande, il 16 agosto, mons. Amorth ha svelato l'arcano. Si tratta del libro, non molto noto, "Emanuela nelle braccia dell'Islam?", di Anna Maria Turi. La stessa Turi, il 22 luglio 1993, raccolse in una intervista per il giornale Il Tempo le sorprendenti ma tardive dichiarazioni del cardinale Silvio Oddi, titolare di una congregazione, cioè di un ministero del Vaticano: secondo il card. Oddi, Emanuela il tardo pomeriggio della sua scomparsa, come noto avvenuta 10 anni prima dell'intervista, sarebbe stata vista da alcune guardie svizzere rientrare e dopo un po' uscire di nuovo dallo Stato pontificio passando come al solito per porta S. Anna e salire su un'auto che la aspettava in disparte. In disparte come se l'occupante non volesse farsi riconoscere dagli svizzeri di guardia a porta S. Anna, probabilmente perché in Vaticano l'uomo in attesa in auto doveva essere una figura ben nota. Il racconto di Oddi, che manda all'aria le versioni ufficiali e i miti metropolitani, figura anche a verbale nella testimonianza resa al giudice istruttore Adele Rando.

Il libro della Turi che ha imbeccato don Amorth batte due piste: quella sessuale in ambito vaticano e quella del rapimento per mano islamica e successivo innamoramento di Emanuela per uno dei rapitori, con il quale l'ex ragazza vivrebbe beata e felice in Marocco senza nessuna intenzione di farsi viva con i suoi dimenticati familiari romani.

C'è dentro un po' tutto il Medio Oriente, da Arafat a Simon Peres, a Airel Sharon e annessi intrighi internazionali.

A parte ciò, il colpo grosso si trova a pagina 40. Vi si legge infatti che su consiglio di un certo Mario, del quale purtroppo viene omesso il cognome, la Turi, il 27 maggio 2003, si è recata a chiedere della sorte di Emanuela a monsignor Simone Duca nella sua villa in via Tito Livio a Roma. Ecco quanto c'è scritto in merito all'incontro:

"
L'ultrasettantenne [mons. Simeone Duca, ndr], di complessione imponente, era ancora vivace ed energico. Si sedette alla scrivania e m'invitò a chiedergli cosa volevo. Entrai subito in argomento e così rispose alle mie domande sulla Orlandi: "D'abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un'Ambasciata straniere presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L'idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po' di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa"
".

Parole chiare e nette, che almeno in apparenza non lasciano adito a nessun dubbio. Purtroppo però la giornalista dalla bocca del sacerdote non è riuscita a cavare nemmeno una parola in più, nonostante in seguito ne sia diventata amica, accompagnandolo anche in un viaggio a Zara.

L'impersonale
"si organizzavano dei festini" resta impersonale e la domanda su chi avesse l'abitudine di organizzarli resta senza risposta. Restano senza risposta anche altri interrogativi di non poco conto. Qual è l'ambasciata di cui parla don Simeone? Chi è il gendarme vaticano coinvolto? Come, quando è dove è stata prima
"fatta sparire e quindi uccisa"
Emanuela? Per mano di chi? Domande d'obbligo anche perché il vice capo della gendarmeria vaticana, Raul Bonarelli, nel '93 è stato coinvolto nell'inchiesta sul caso Orlandi con la pesante accusa di concorso in sequestro di persona, accusa che si è persa nel nulla perché la procura della Repubblica non ha mai risposto al giudice istruttore Adele Rando che nel dicembre '97 ha chiesto se dovesse proseguire le indagini col vecchio rito o con quello nuovo imposto nel frattempo dalla riforma della giustizia.


Tutto ciò porta ad altre domande. Come è possibile che la giornalista Turi non sia riuscita a sapere nulla di più preciso da monsignor Duca? E' credibile che questi, dopo avere lanciato un macigno così grosso, abbia tenuta sempre nascosta la mano, evitando di chiarire alcunché per il resto della sua vita?

Don Simeone è morto infatti qualche anno dopo l'incontro con la Turi. Era sicuramente già morto da alcuni anni quando il libro è stato edito nell'aprile 2011, motivo per cui nessun magistrato ha potuto interrogarlo per chiarire tutto ciò che c'è da chiarire. La "rivelazione" di Simeone Duca è del 2003 e la pubblicazione del libro solo nel 2011: possibile che la Turi per ben otto anni non abbia fatto cenno con nessuno di quanto appreso, lei che le confidenze del cardinale Oddi le espose subito in un'intervista per un giornale?

Il risultato comunque è che monsignor Amorth non ha mai saputo di prima mano che la sorella di Pietro fosse un'habitué di festini spinti e che in quell'ambito fu fatta sparire e uccisa. Il monsignore si è solo limitato a riportare frasi altrui vecchie di nove anni, per giunta non verificate da nessuno e ormai non più verificabili.

Amorth nel suo libro "L'ultimo esorcista", pubblicato lo scorso gennaio, ha esposto la convinzione che Emanuela, prelevata con l'inganno, sia rimasta vittima di una setta satanica. Convinzioni che, come abbiamo visto, Amorth ha ribadito di persona a Pietro Orlandi. I festini quindi e il Vaticano non c'entrerebbero nulla con quanto scritto ne "L'ultimo esorcista".

A me l'anziano monsignore il 25 agosto ha scritto: "
Nel mio libro non ho citato Simeone Duca perché se si nomina il Vaticano i giornalisti si scatenano come lupi". Come si spiega quindi l'attribuzione a lui delle parole in realtà dette da Simeone Duca?


Che le sue parole non siano proprio quelle riportate mons. Amorth lo ha sostenuto con me e lo ha scritto il 16 agosto: "Le frasi riportate non sono del tutto esatte". E lo scorso 24 maggio lo aveva detto anche ad Antonio Goglia, un signore di S. Giorgio a Cremano da qualche mese in corrispondenza con me perché si interessa al caso Orlandi anche suggerendo piste: per esempio, quella dei preti pedofili di Boston. Queste la parole di don Amorth a Goglia:

"Guardi, le mie affermazioni generiche circa il caso Orlandi formulate nel mio libro "L'ultimo esorcista" sono state interpretate ad arte da qualche vaticanista".

Sembrerebbe una frecciata al vaticanista de La Stampa che lo ha intervistato. Come che sia, è strano che don Amorth si sia ben guardato dal chiarire pubblicamente che le sue parole sono state "interpretate ad arte". E così il suo silenzio ha permesso di usarle per poter accusare della morte "orgiastica" di Emanuela don Piero Vergari, che all'epoca della scomparsa della ragazza era il rettore della basilica di S. Apollinare. Accusare don Vergari è un modo per tentare di far restare in piedi almeno un mattone della prolungata montatura contro la cosiddetta banda della Magliana e il suo preteso boss Enrico De Pedis, che come è noto fino a giugno era sepolto per l'appunto in S. Apollinare.

Qualche parola merita anche mons. Simeone Duca. Nato in Dalmanzia a Borgo Erizzo, don Simeone è scappato dalla Jugoslavia dove nel '44 era stato condannato ai lavori forzati. Definirlo "archivista vaticano" è francamente riduttivo. Più che altro monsignor Duca è stato molto impegnato a fare da snodo con molti ambienti, tutti chiacchierati e spesso pessimi, per conto della banca vaticana IOR. Il prete dalmata è passato indenne attraverso vari scandali nonostante rinvii a giudizio, come quello del 1986 per lo scandalo dei petroli, mandati di cattura e condanne, come quella del 1983 per avere tentato di comprare da un giudice della Cassazione una sentenza favorevole a un criminale della mafia calabrese.

Don Simeone era inoltre noto per la sua ricchezza. A Roma viveva in una villa da straricco e venne soprannominato Monsignor Miliardo perché per evitare le manette all'epoca dello scandalo dei petroli pagò un miliardo di lire di cauzione (pari oggi ad almeno 1,5 milioni di euro).

Lo scandalo dei petroli appurò negli anni '80 che il vertice della Guardia di Finanza era coinvolto in una truffa allo Stato italiano mediante contrabbando di petrolio e portò alla luce una cordata di monsignori e affaristi impegnatissimi per fare ottenere con modi molto disinvolti promozioni e avanzamenti di carriera ai propri beniamini. Una delle specialità di don Simeone era organizzare ottime cene e incontri lieti per ungere le ruote al fine di fare ottenere ai suoi protetti i favori di politici, vertici militari e grandi manager statali. A quell'epoca per propiziarsi gli interlocutori non si usavano ancora le escort, ma i festini allegri sì.

Certo però che questa storia dei festini un po' troppo allegri, il buco nero che avrebbe inghiottito Emanuela Orlandi, è strana. Vediamo perché:

1) - Viene lanciata da un vaticanista, quello de La Stampa, che in quanto vaticanista e in quanto accreditato presso la sala stampa vaticana è difficile che scriva cose deleterie per il Vaticano.

2) - Il lancio viene attribuito ad affermazioni dell'esorcista del Vaticano, che in quanto tale è difficile che dica cose pesanti per quella che per lui è la Santa Sede. E infatti, per evitare i giornalisti che "si scatenano come lupi", non le ha dette.

3) - All'origine di tale storia dei festini c'è la dichiarazione di un sacerdote, archivista capo del Vaticano e armeggione dello IOR, che in quanto sacerdote e dipendente del Vaticano non dovrebbe sparare a zero neppure lui contro il piccolo Stato pontificio che oltretutto è il suo datore di lavoro.

4) - La dichiarazione del sacerdote archivista e maneggione viene raccolta e diffusa, con otto ani di ritardo, da una giornalista che oltre a essere accreditata anche lei presso la sala stampa vaticana è specializzata in libri molto edificanti su santi, madonne, madonnine, grotte miracolose, credenti con le stimmate e mistiche cattoliche, tutti editi dalla casa editrice cattolica Il Segno specializzata in libri di preghiere.

5) - Ed è questa casa editrice molto cattolica a pubblicare anche il libro della Turi con le affermazioni scioccanti di don Simeone che non fanno fare certo bella figura al Vaticano.

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e la strada dell'inferno è lastricata di buona volontà. Infatti a pensarci bene appare una ben strana ironia della sorte che a lanciare pietre così pesanti e a "scatenare i lupi" contro il Vaticano sia una sfilza di personaggi legati proprio al Vaticano o comunque in Vaticano bene accreditati e stimati.

Così come appare strano che il Vaticano nonostante tutto non li abbia sanzionati né sgridati in nessun modo. Stranezze che fanno assumere di fatto a questa nuova "verità" l'aria di un tentativo di scelta del male minore: assodato che il Vaticano comunque c'entra, è meglio divagare parlando di sette e di orge, senza specificare assolutamente nient'altro, anziché ammettere la verità con nomi e cognomi. Insomma, un modo per esorcizzare la verità. E in un esorcismo così impegnativo, con tanto di diavoli che non fanno coperchi, la figura del decano degli esorcisti mondiali ci sta come il cacio sui maccheroni..

Pino Nicotri

NUOVA PUBBLICITA' DELLA LEGA... SENZA PAROLE!


Pedofilia, 100 minori come amici su Facebook: arrestato rivenditore videogame

Le indagini avevano avuto inizio alcuni mesi fa, quando la madre di un adolescente si era recata presso gli Uffici del Commissariato Monte Mario, diretto dal dr. Claudio Cacace, per esternare i suoi dubbi e la sua preoccupazione per una conoscenza che suo figlio, preadolescente, intratteneva su internet con un adulto.
In particolare la donna aveva riferito di aver scoperto che nel corso di una conversazione su uno dei più diffusi social network, gli argomenti trattati dall' uomo con il proprio figlio erano chiaramente a sfondo sessuale e certamente poco adatti ad un giovane della sua età. Sono pertanto immediatamente scattate le indagini degli investigatori del Commissariato che, partendo dal nickname utilizzato, sono riusciti ad identificare l'interlocutore del giovanissimo per C.P., 42enne, titolare di un' attività commerciale di vendita di videogiochi nella zona di Monte Mario. 
Forse proprio grazie alla sua attività l' uomo era venuto in contatto con numerosi giovanissimi, che evidentemente lo consideravano loro amico.

Gli agenti, per acquisire elementi utili alle indagini, hanno utilizzato un account fittizio con il quale hanno potuto accedere al profilo internet dell' uomo, constatando che nella bacheca vi erano oltre 100 'amici', tutti giovanissimi, di età compresa tra gli 11 ed i 17 anni, tra i quali anche il figlio della denunciante.
Gli investigatori hanno anche accertato che sul suo profilo erano pubblicate anche immagini pornografiche e messaggi inneggianti al consumo di sostanze stupefacenti. 

I precisi riscontri ottenuti hanno permesso agli agenti di ottenere dall' Autorità Giudiziaria un decreto di perquisizione dell' abitazione dell' uomo e della sua attività commerciale, nel corso della quale è stato rinvenuto un pc contenente materiale pedopornografico e fotografie ritraenti giovani donne nude, oltre a numerosi dvd con contenuto pornografico.
L' accurata analisi del pc e degli apparati di telefonica mobile sequestrati, oltre a consentire di acquisire ulteriori fotografie e filmati con contenuto pedopornografico, ha permesso in particolare di estrapolare un filmato contenente le immagini di un rapporto sessuale tra una bambina ed un adulto. Le immagini ed i filmati sequestrati erano stati inoltre messi anche in rete.

I precisi riscontri investigativi acquisiti hanno consentito di ottenere dall' autorità giudiziaria un' ordinanza di custodia cautelare in carcere che, nella giornata di ieri, è stata eseguita dai poliziotti del Commissariato Monte Mario, che hanno arrestato l' uomo. Per lui si sono aperte, pertanto, le porte del carcere di Regina Coeli.
Le indagini comunque proseguono. Il sospetto degli investigatori è che anche altri minori siano stati oggetto delle attenzioni dell' uomo.

CURIOSITA' SUL SESSO: lettrici hot più propense a rapporti rischiosi

Le giovani donne che leggono articoli che parlano esplicitamente della sessualità femminile sui magazine "rosa" hanno maggiori probabilità di adottare comportamenti sessuali rischiosi. Le lettrici di articoli ad argomento hot hanno però il vantaggio di dare il giusto peso nei rapporti fisici al proprio piacere e appagamento a letto. A dirlo è uno studio dell'Università della California diretto da Janna L. Kim e L. Monique Ward e pubblicato sulla rivista Psychology of Women Quarterly.

Spiegano le autrici: «I nostri risultati suggeriscono che la complessa e controversa immagine della sessualità femminile proposta dai media può avere allo stesso tempo effetti di impoverimento e rafforzamento della consapevolezza sessuale delle donne. Da un lato, infatti, gli articoli che parlano esplicitamente di sesso invogliano a non considerare i rischi correlati alla salute, dall'altro aiutano a vivere il sesso con un ruolo più incisivo e autonomo».

fonte, globalist.it 

giovedì 6 settembre 2012

SONDAGGI SHOCK PER IL BERLU NAZIONALE...

di Francesco Bei 

Sondaggi neri, umore blu. Non bastasse aver passato tre ore in caserma a rispondere alle domande di Antonio Ingroia, ieri al Cavaliere è toccata pure una serata dedicata alla legge elettorale, tema notoriamente in cima ai suoi pensieri. Ma la vera ragione del morale sotto i tacchi è un’altra. È la corona di spine che gli ha consegnato lunedì la sondaggista Alessandra Ghisleri.

Numeri impietosi che fotografano l’assoluta mancanza di un «effetto Silvio» sul Pdl. Il partito è infatti inchiodato al 18-20 per cento, gli stessi numeri che aveva con Alfano. Per questo il Cavaliere è di nuovo in preda al dubbio, non sa come andare avanti, se candidarsi o meno. Mentre nel partito — condannato allo stallo — cresce la fibrillazione per questa indecisione del leader.

Ieri sera a palazzo Grazioli è stato un coro, da Alfano a La Russa, da Cicchitto a Gasparri, tutti a dirgli «Silvio ti devi decidere, ci dobbiamo muovere per la campagna elettorale». E visto che Berlusconi ha annunciato di voler partecipare alla festa di Atreju a Roma (l’appuntamento dei giovani di An, ora ereditato dal Pdl) il 14 settembre, il segretario è arrivato fino a minacciare di portargli davanti al palco un pattuglione di giovani «per chiedergli di sciogliere la riserva» perché «Berlusconi rimane il miglior candidato». Il fatto è che, a tutt’oggi, è anche l’unico. Alfano, dopo il tira e molla a cui Berlusconi l’ha sottoposto per mesi, con tanto di umiliazione sulla «mancanza del quid», ha già messo in chiaro che lui non intende trangugiare altra cicuta: «Io non correrò».
Scartata quindi l’idea che si possa tornare su Alfano, in un balletto poco dignito)so, ieri si è riaffacciata l’ipotesi di organizzare delle primarie, come peraltro era già stato deciso. Si potrebbero svolgere a novembre, vicino a quelle del Pd, creando un effetto “convention Usa”. «Ma la prima opzione — riferisce uno dei boss del Pdl vicini al segretario — è che si candidi Berlusconi, che ci metta lui la faccia». Così, in caso di sconfitta, sarà il Cavaliere a caricarsela sulle spalle. Raccontano tuttavia che Ber-lusconi stia ancora almanaccando sulla possibilità di trovare un candidato nuovo, «un outsider, un giovane, magari con qualche importante esperienza all’estero». Gli piacerebbe un Marchionne giovane, ma al momento ha solo in mano l’identikit.
Così, con il Cavaliere poco propenso alle battute e con nulla da annunciare, ieri sera è andato avanti per ore un confronto sulla legge elettorale. Il Pdl infatti su questo argomento è spaccato in due. Da una parte c’è chi punta su un modello proporzionale alla tedesca, quello che Gaetano Quagliariello aveva trattato con Luciano Violante prima dell’estate. È uno schema che renderebbe più facile per il Pdl rientrare in una futura grande coalizione dato che ogni partito arriverebbe dopo il voto con le mani libere. Inoltre riaprirebbe il casello autostradale verso l’Udc, cosa a cui puntano molto le colombe del Pdl. Al Senato questa carta si potrebbe giocare subito, tanto che Renato Schifani sta premendo in tutti i modi per sbloccare l’intesa e ieri ha fatto filtrare tutta la sua «irritazione» per l’ennesimo buco nell’acqua. Una presa di posizione che ha raccolto il plauso, guarda caso, di altri due centristi filo Monti come Lorenzo Cesa (Udc) ed Enrico Letta (Pd).
Ma c’è una corrente potente nel Pdl che tira dalla parte opposta e punta a chiudere un accordo con il Pd su una legge elettorale vicina al Provincellum, con un terzo di parlamentari eletti in liste bloccate e un premio di maggioranza del 15% al primo partito. È Denis Verdini il capofila di quest’ala e ieri sera si è detto ancora convinto di poter «portare a casa l’intesa con il Pd nelle prossime 48 ore». A quel punto, ma qui siamo ai confini della fantascienza, si potrebbe riprendere in mano l’idea di anticipare il voto a Novembre. Peccato che Napolitano abbia già fatto sapere a Gianni Letta, nell’ultima conversazione avuta al Quirinale, di ritenere questa ipotesi morta e sepolta. Infine ci sono gli ex An. Da qualche tempo hanno ripreso a vedersi tra di loro, guidati da La Russa, tra Roma e Milano. Riunioni in cui si riparla di andarsene per conto proprio se una parte del Pdl dovesse mettersi d’accordo con Casini per la grande coalizione.

ARRESTATO PEDOFILO IN FLAGRANZA DI REATO

Un uomo di 64 anni residente a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, è stato arrestato in flagranza di reato mentre, completamente nudo, stava molestando un adolescente di 14 anni nella sua automobile, parcheggiata in un luogo appartato in contrada Usciglio.
I controlli sull’uomo erano iniziati dopo che le autorità avevano ricevuto diverse segnalazioni che lo vedevano coinvolto in attività sessuali con minorenni. E’ bastato pedinarlo per sorprenderlo in flagranza di reato e far scattare l’arresto.
A confermare il modus operando del 64enne è stato il 14enne che era in auto con lui: l’uomo, collaboratore di una struttura ricreativa del comune, adescava i giovani proprio grazie al suo lavoro ed offriva loro piccolo regali in cambio del silenzio.