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lunedì 17 dicembre 2012

medico arrestato per anni violenze su figlia

Un medico di 50 anni di Lecce e' stato arrestato perche' accusato dalla figlia quattordicenne di avere abusato di lei da quando la ragazzina aveva cinque anni. Il medico e' stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lecce. Quando e' stato raggiunto dagli agenti della squadra mobile per la notifica del provvedimento l'uomo si e' sentito male ed e' ora piantonato in ospedale.
 

Pedofilia: abuso' di 3 bimbi a Siracusa, 12 anni ad un dj

Siracusa, 14 dic. - E' stato condannato a 12 anni di reclusione un dee-jay siracusano di 37 anni accusato di abusi sessuali nei confronti di 3 bambini. La sentenza e' stata emessa dal Gup del tribunale di Siracusa nel processo che si e' celebrato con il rito abbreviato. Il Pubblico ministero, Antonio Nicastro, aveva chiesto una condanna a 9 anni di carcere, mentre i legali delle famiglie delle vittime si erano pronunciati per una sentenza pari a 20 anni di reclusione.
  L'indagine nei confronti del dj e' nata dopo la denuncia della mamma di una bambina che sarebbe stata molestata durante una festa in un locale. Nel corso delle indagini, gli agenti della Mobile trovarono e sequestrarono nell'abitazione dell'uomo del materiale pedopornografico. (AGI)

IL MERCATO DELLA PEDOFILIA NON CONOSCE CRISI


«C'è un sentito bisogno di rafforzare le garanzie verso bambini e adolescenti. Occorre muoversi attraverso un sistema di supporto all'infanzia esposta a rischi diffusi e pericolosi, e penso alla pedopornografia on-line, di cui è facile cadere vittime».Così il Garante per l'infanzia e l'adolescenza Grazia Sestini, a margine della lezione che ha tenuto nei locali della Questura di Grosseto e organizzata nell'ambito della task force interistituzionale, nata nel 2010 dalla collaborazione con la Asl 9, per la presa in carico di casi di violenza sul territorio.

«Siamo dalla parte dell'infanzia a rischio», ha dichiarato Sestini ricordando la recente firma del protocollo d'intesa tra Viminale, Dipartimento di Pubblica Sicurezza e Authority nazionale di garanzia per i minori.
Un protocollo che il capo della polizia Antonio Manganelli e il garante italiano per l'infanzia Vincenzo Spadafora, alla presenza del ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, hanno siglato per «rafforzare tutte le attività di contrasto ad ogni forma di abuso, sfruttamento e violenza nei confronti dell'infanzia, dell'adolescenza e delle categorie deboli».

«Questo primo passo per la stabilizzazione di una collaborazione avrà i suoi effetti anche a livello locale», ha spiegato Sestini. «L'articolo 3 del protocollo prevede infatti l'estensione del dialogo anche tra le articolazioni territoriali del ministero e i garanti regionali, ove istituiti». «La rete con tutte le realtà di settore che si va costruendo, è il percorso ideale per una conoscenza sempre più approfondita. Unico metodo per contrastare e sconfiggere fenomeni che coinvolgono persone di minore età».

La lezione tenuta da Sestini ha analizzato il dilagante «comportamento di adulti pedofili che utilizzano internet per incontrare altri pedofili, alimentare le loro fantasie sessuali deviate, rintracciare e scambiare materiale fotografico o video pedopornografici per ottenere contatti o incontri con minori che frequentano chat, forum e blog».
E che la pedofilia on-line sia un fenomeno in forte crescita è dimostrato dai dati di Telefono Arcobaleno, organizzazione indipendente internazionale con il numero verde dedicato alle segnalazioni 800 025 777.
«Solo nel 2011 – ha informato il garante della Toscana – sono stati 71.806 i siti segnalati, in 37 paesi, come contenitori di materiale pedopornografico. Circa 10.000 in più rispetto al 2010. Ma l'attività di monitoraggio evidenzia una sempre più diffusa presenza della pedofilia nel social network, circa il 20 per cento in più rispetto al 2010».

Altro dato «allarmante» su cui si è soffermata Sestini, quello della fascia di età coinvolta: «Il 40 per cento ha meno di 5 anni». In termini geografici, la maggior parte si conferma di matrice europea (73 per cento) e nord americana (23) con i Paesi Bassi che continuano a ricoprire i primi posti della classifica seguiti da Stati Uniti, Germania, Federazione Russa. I pedofili sulla rete, invece, sono prevalentemente di nazionalità americana, tedesca, inglese, francese, russa e italiana.
«I dati di Telefono Arcobaleno -ha chiarito Sestini- sono nazionali e indicano come il nostro Paese ospiti una quantità minima di siti pedofili. È però grande esportatore di materiale illecito sul web».
 Rilevazioni periodiche collocano l'Italia al sesto posto della classifica dei paesi da cui parte la richiesta di video o foto, circa il 4,79 per cento dei pedofili fruitori di articoli pedopornografici.
Se a livello nazionale si combatte il fenomeno attraverso organismi nazionali e internazionali per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile sulla rete internet e non solo, a Firenze è attivo il compartimento di polizia postale e delle comunicazioni con «compiti generali di indagine e repressione».
«Quello di Firenze -ha continuato Sestini- rientra tra i 20 compartimenti localizzati in tutti i capoluoghi che a loro volta coordinano le rispettive sezioni all'interno del proprio territorio di competenza. In Toscana ci sono 76 sezioni ed hanno competenza provinciale».

 Secondo quanto ha reso noto dalla Questura di Firenze, negli ultimi cinque anni, circa 150 persone sono state sottoposte a perquisizione personale per la ricerca di materiale illecito. «Il dato regionale deve essere ampliato -ha concluso Sestini- non solo in proporzione all'ambito nazionale ma anche con riferimento al numero degli effettivi utilizzatori.
 Tuttavia è quanto mai evidente che l'osceno fenomeno della pedofilia in rete è un mercato tutt'altro che in crisi».

mercoledì 12 settembre 2012

CATECHISTA ACCUSATO DI PEDOFILIA

Si aggrava la posizione di Stefano Putzolu, 31enne catechista, arrestato lo scorso 23 aprile per aver tentato di adescare due suoi allievi di 10 e 13 anni, durante una gita.
Da quanto emerso nel corso delle indagini, coordinate dal pm Rita Cariello, il catechista insegnante di musica, avrebbe un altro piccolo scheletro nell'armadio: ci sarebbe un altro presunto episodio di pedofilia, avvenuto due anni fa, dove l'uomo avrebbe abusato di un 13enne.
Il ragazzino, per mesi, dal novembre del 2010 al maggio 2011,avrebbe subito terribili abusi sessuali da parte di Putzulu sia all’interno dell’oratorio di Selargius che durante un ritiro spirituale in un albergo di Solanas. Per adescare la “preda” l’insospettabile catechista dalla doppia vita avrebbe usato sempre la stessa tecnica: il tredicenne sarebbe stato prima convinto con sms sempre più espliciti e poi “ricompensato” ogni volta con piccoli regalini, soprattutto ricariche telefoniche per il cellullare, banconote da cinque o dieci euro e pacchetti di sigarette. Ad aiutare gli inquirenti a svelare il nuovo sconcertante episodio è stata l’ex fidanzata del catechista. Dopo essersi ripresa dalla scoperta-choc di aver flirtato a lungo con un pedofilo senza mai sospettare nulla, si è ricordata del particolare rapporto che Putzulu aveva instaurato con quel tredicenne timido e introverso. Un’amicizia fatta di continui scambi di messaggini e di una confidenza a quel punto diventata molto sospetta.

PEDOFILIA BIMBO VIOLENTATO NEL RIPOSTIGLIO

Un uomo di 45 anni, disoccupato e affetto da disturbi psichici, ha ripetutamente violentato un bambino di 10 anni nel ripostiglio della propria abitazione. I soprusi sono stati scoperti dalla mamma del piccolo che, insospettita da un repentino cambiamento di umore avvenuto nel figlio negli ultimi tempi, divenuto irrequieto e ingiustificatamente nervoso, in un primo momento ha osservato da sola la situazione in casa fino a riuscire a raccogliere una serie di particolari, e a ricostruire in modo sommario ciò che accadeva tra le mura domestiche.

Quindi si è rivolta all'Ospedale di Enna che ha immediatamente girato la segnalazione alle forze dell'ordine facendo partire le indagini. Il 45enne, zio del convivente della madre del piccolo, approfittava dei momenti in cui rimaneva da solo in casa con la sua vittima e lo costringeva a seguirlo nel ripostiglio dove abusava di lui. Secondo le ricostruzioni fatte dagli inquirenti le violenze sessuali sarebbero andate avanti per più di tre mesi.

Dopo essere stato scoperto e interrogato, il 45enne ha confessato gli abusi ed è stato quindi posto in stato di fermo a disposizione dell'autorità giudiziaria. Il bambino, supportato dalla presenza di esperti psicologi e interrogato in ambiente protetto, ha confermato tutte le violenze alle quali è stato sottoposto per tanto tempo. Ora sarà affidato alle cure di medici che avranno il compito di aiutarlo a superare lo shock di quanto subito.

domenica 9 settembre 2012

Pedofilia, anziano adesca 15enne

(ANSA) - TERAMO, 8 SET - Un 75enne e' stato denunciato dai Carabinieri, nel teramano, per atti osceni in luogo pubblico. Ad incastrarlo, gli amici dell'adolescente che aveva adescato sul lungomare di Martinsicuro (Teramo) che lo hanno ripreso con il cellulare mentre si masturbava nella pineta. Il ragazzo, un 15enne, passeggiava in bicicletta sul lungomare quando e' stato avvicinato dall'anziano che gli ha proposto di seguirlo.

venerdì 7 settembre 2012

Pedofilia, 100 minori come amici su Facebook: arrestato rivenditore videogame

Le indagini avevano avuto inizio alcuni mesi fa, quando la madre di un adolescente si era recata presso gli Uffici del Commissariato Monte Mario, diretto dal dr. Claudio Cacace, per esternare i suoi dubbi e la sua preoccupazione per una conoscenza che suo figlio, preadolescente, intratteneva su internet con un adulto.
In particolare la donna aveva riferito di aver scoperto che nel corso di una conversazione su uno dei più diffusi social network, gli argomenti trattati dall' uomo con il proprio figlio erano chiaramente a sfondo sessuale e certamente poco adatti ad un giovane della sua età. Sono pertanto immediatamente scattate le indagini degli investigatori del Commissariato che, partendo dal nickname utilizzato, sono riusciti ad identificare l'interlocutore del giovanissimo per C.P., 42enne, titolare di un' attività commerciale di vendita di videogiochi nella zona di Monte Mario. 
Forse proprio grazie alla sua attività l' uomo era venuto in contatto con numerosi giovanissimi, che evidentemente lo consideravano loro amico.

Gli agenti, per acquisire elementi utili alle indagini, hanno utilizzato un account fittizio con il quale hanno potuto accedere al profilo internet dell' uomo, constatando che nella bacheca vi erano oltre 100 'amici', tutti giovanissimi, di età compresa tra gli 11 ed i 17 anni, tra i quali anche il figlio della denunciante.
Gli investigatori hanno anche accertato che sul suo profilo erano pubblicate anche immagini pornografiche e messaggi inneggianti al consumo di sostanze stupefacenti. 

I precisi riscontri ottenuti hanno permesso agli agenti di ottenere dall' Autorità Giudiziaria un decreto di perquisizione dell' abitazione dell' uomo e della sua attività commerciale, nel corso della quale è stato rinvenuto un pc contenente materiale pedopornografico e fotografie ritraenti giovani donne nude, oltre a numerosi dvd con contenuto pornografico.
L' accurata analisi del pc e degli apparati di telefonica mobile sequestrati, oltre a consentire di acquisire ulteriori fotografie e filmati con contenuto pedopornografico, ha permesso in particolare di estrapolare un filmato contenente le immagini di un rapporto sessuale tra una bambina ed un adulto. Le immagini ed i filmati sequestrati erano stati inoltre messi anche in rete.

I precisi riscontri investigativi acquisiti hanno consentito di ottenere dall' autorità giudiziaria un' ordinanza di custodia cautelare in carcere che, nella giornata di ieri, è stata eseguita dai poliziotti del Commissariato Monte Mario, che hanno arrestato l' uomo. Per lui si sono aperte, pertanto, le porte del carcere di Regina Coeli.
Le indagini comunque proseguono. Il sospetto degli investigatori è che anche altri minori siano stati oggetto delle attenzioni dell' uomo.

sabato 1 settembre 2012

PEDOFILIA: GIANNINO, PROF DI RELIGIONE ABUSA DI DUE TREDICENNI

L'accusa è pesantissima: pedofilia. Avrebbe abusato di due tredicenni, una settimana fa, a Rapallo, nelle vicinanze del Castello. 

Ma lui, Alberto Giannino, 51 anni, di Voghera, con seconda casa nella città del Tigullio, insegnante di materie religiose in un liceo milanese, nega tutto. E, dopo l'arresto da parte della polizia avvenuto nella sua abitazione, si rifiuta di chiarire le proprie ragioni al magistrato, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Tramite l'avvocato difensore, poi, Giannino annuncia di voler arrivare ad attuare lo sciopero della fame. Gli episodi che hanno portato in carcere quest'uomo all'apparenza irreprensibile - Giannino, fra l'altro, è presidente dell'Associazione culturale docenti cattolici - sarebbero avvenuti una settimana fa e riguarderebbero le molestie nei confronti di due cuginetti, attirati con l'offerta di soldi per comprare una bibita. Subito dopo (il condizionale è d'obbligo, in attesa dell'accertamento definitivo dei fatti), l'uomo avrebbe invitato i tredicenni a seguirlo, cominciando a fare delle avance e arrivando a toccare nelle parti intime almeno uno di loro. 

È a quel punto che si è avvicinato un papà dei ragazzini che, di fronte a quello che pareva un'evidenza senza margini di dubbio, ha chiamato l'altro genitore e insieme hanno avvertito la polizia. Immediata e decisa la reazione dell'insegnante: si è dichiarato innocente e ha respinto l'accusa prima davanti agli agenti, poi davanti al magistrato, il quale ha comunque disposto l'arresto. Il legale di Giannino, l'avvocato Matteo Groppo, ha chiesto al gip gli arresti domiciliari in considerazione del fatto che l'uomo è incensurato. «La richiesta della misura cautelare - ha spiegato Groppo - deriva anche dal fatto che il mio assistito vive con la madre anziana, invalida al 100 per cento, della quale si deve occupare giornalmente. Ed essendo egli stesso diabetico, ha bisogno di cure particolari, incompatibili con la carcerazione».

PEDOFILIA, ARRESTATO ALBANESE A FANO

PESARO - Lascia il figlio di nemmeno 5 anni solo a casa per recarsi a un 'appuntamento' ai giardinetti con un 15enne al quale aveva proposto rapporti sessuali in cambio di soldi. Con questa accusa un albanese di 36 anni, H.U., con precedenti per abusi sessuali su minori, e' stato arrestato dai carabinieri di Fano per abbandono di minori e denunciato per tentata violenza sessuale. Il 15enne si era confidato con gli amici e questi, a loro volta, con i genitori, da cui, poi, e' partita la denuncia.

venerdì 31 agosto 2012

DOCENTE DI RELIGIONE ARRESTATO PER PEDOFILIA

- Minaccia lo sciopero della fame Alberto Giannino, il docente di religione arrestato per pedofilia. L'uomo si dice innocente. Il suo legale ha chiesto al gip gli arresti domiciliari in considerazione che Giannino è incensurato. «La richiesta - spiega Groppo - scaturisce anche dal fatto che il mio assistito vive con la madre anziana, invalida al 100%, della quale si occupa giornalmente. Ed essendo diabetico ha bisogno di cure particolari, incompatibili con la carcerazione».  

L'EPISODIO - Giannnino, docente in un liceo a Milano, è detenuto nel carcere di Chiavari. I fatti sarebbero avvenuti il 24 agosto nella zona del Castello a Rapallo con due cuginetti tredicenni. Secondo l'accusa, il docente li avrebbe invitati a seguirlo, poi avrebbe offerto soldi per comprare una bibita ad uno ed ha cominciato a fare delle avances e a toccare nelle parti intime l'altro bambino. Ad un certo punto si è avvicinato un papà dei ragazzini che ha chiamato l'altro genitore e insieme hanno avvertito la polizia. L'uomo agli agenti ha negato tutto, ma del caso è stata informata la procura ed è scattato l'arresto. Davanti al gip, Giannino si è avvalso della facoltà di non rispondere.

giovedì 30 agosto 2012

‘Fan’ della polizia postale scatenati contro don Ruggeri Il caso di pedofilia

di Alessandro Mazzanti
Don Giacomo RuggeriDon Giacomo Ruggeri
Fano (Pesaro-Urbino), 29 agosto 2012 – "ORA ET LABORA" preghiera e lavoro. E’ la regola benedettina dell’eremo di san Silvestro, in cui don Giangiacomo Ruggeri da lunedì è ospite detenuto. Siamo a Fabriano, a una distanza di sicurezza (circa 50 chilometri), dal suo paese e parrocchia di Orciano, e da ogni possibilità di contatto reale con qualcuno collegato seppur indirettamente all’indagine della procura. Tra i fossi maleodoranti di Villa Fastiggi e le alture profumate di Monte Fano, sicuramente un qualche distacco c’è, e l’animo si dilata, anche se sono sempre «le mie prigioni». Non è chiaro ancora se il don seguirà con la stessa rigidità dei monaci benedettini la scansione della giornata tipo del monastero: sveglia (anzi ‘levata’, come recita il sito), poi alle 5.30 ufficio delle Letture, Lectio divina, lodi mattutine e così via prima del ‘silenzio notturno’ delle 21 circa.
Di certo, le uniche relazioni (a parte quelle telefoniche, contingentate: solo avvocato e parenti stretti) che il sacerdote accusato di atti sessuali con una minore di 14 anni, potrà avere, sono quelle con i monaci benedettini che in quel monastero abitano dal 1231, quando un certo Silvestro, aristocratico osimano poi chiamato da Dio, edifica il monastero. Questo sarà, come prescrive la legge, il nuovo carcere di don Giacomo per diverse settimane ancora. L’ora d’aria? Nel cortile del monastero. Il lavoro? Volendo (ma il don non ha obblighi), nel monastero ce ne sono, di tutti i tipi: restauro di libri, coltivazione della lavanda, miele, vendemmia per il genuino “verdicchio.
Chi ha scelto questo posto? Il legale, Gianluca Sposito, e i famigliari, la sorella e il fratello, lo hanno sottoposto fin da subito all’attenzione dei giudici che hanno dato poi il consenso. In base a quanto recita il sito del monastero, molto articolato, potrebbe essere davvero quello il luogo giusto di un giovane sacerdote caduto nel luglio scorso in tentazione carnale. «Chi entra in monastero — si legge infatti nella sezione ‘Proposta di vita’ — sa che è chiamato alla lotta. Contro chi? Contro le proprie passioni, i propri vizi, o come direbbe san Paolo contro “l’uomo vecchio”».
Chissà se da lì nascerà un uomo nuovo. Intanto, su Facebook, sulla scarcerazione di don Ruggeri nasce un caso legato ad alcuni commenti pesanti postati nel sito «Polizia postale official web site fan» (che non è un pagina ufficiale della polizia postale, ma una fan page amministrata da sostenitori della polizia postale). Immediata la reazione del legale di don Ruggeri, Sposito: «E’ gravissimo che vicende giudiziarie vengano commentate, con toni esasperati se non proprio penalmente rilevanti, da soggetti che di esse nulla conoscono. Da oltre un mese e mezzo si discute del video che ritrae Don Ruggeri e tanti pare abbiano una esatta conoscenza di cosa vi sia ritratto e quale sia stato l’effettivo comportamento del sacerdote, al punto da ritenerlo già meritevole di condanna morale e giudiziaria. Poi questa tempesta di commenti, dopo la scarcerazione, con fulcro nel sedicente profilo Facebook “Polizia Postale Official Web Site Fan”.  Al di là delle opportune verifiche sulla esatta identità dei soggetti che lo gestiscono e sulla effettiva vicinanza o appartenenza alle forze dell’ordine, ritengo ancor più grave il susseguirsi su questo profilo di commenti di soggetti che partono da dati sconosciuti o alterati, per finire col perpetrare essi stessi reati ben evidenti, e per i quali mi riservo di agire a tutela del mio cliente».

venerdì 17 agosto 2012

Pedofilia, risarcimento per 1,7 milioni

Una diocesi cattolica in Australia sta concordando risarcimenti pari a 13,5 milioni di euro a più di 100 vittime di abusi pedofili commessi fra gli anni '60 e '90 del secolo scorso. Secondo il quotidiano The Australian di oggi, la diocesi di Maitland-Newcastle, a nord di Sydney ha raggiunto accordi extragiudiziali con almeno 78 presunte vittime, con altri 25 casi in via di risoluzione, ma il numero totale sarebbe molto più alto.

I risarcimenti si riferiscono ad abusi commessi da almeno 10 fra preti e insegnanti impiegati dalla Chiesa, e includono il più alto risarcimento concordato in Australia, pari a circa 1,7 milioni di euro. Nei termini degli accordi, negoziati tramite studi legali, la Chiesa non ammette responsabilità per gli abusi, anche se molte delle vittime li considerano un riconoscimento delle loro sofferenze. "La Chiesa di solito richiede un atto liberatorio che proibisca alla vittima di presentare altre rivendicazioni per gli stessi abusi, e una clausola che proibisca di discutere i termini dell'accordo", ha detto uno degli avvocati che ha condotto le trattative.

La procedura adottata dalla Chiesa cattolica australiana, detta 'Towards Healing' (Verso la riconciliazione), stabilita nel 1996 per rispondere alle denunce di abusi, è stata criticata dai rappresentanti delle vittime per mancanza di indipendenza nella valutazione delle accuse

giovedì 16 agosto 2012

Maxi operazione in 141 paesi contro la pedofilia

Una maxi operazione di polizia contro la pedofilia, condotta in 141 paesi, ha permesso di identificare centinaia di pedofili su internet. Lo ha annunciato la polizia giudiziaria federale austriaca. Denominata «Carole» e iniziata circa un anno fa, l'operazione ha permesso di identificare solo in Austria 272 pedofili, che hanno diffuso online materiali pedopornografici. Si tratta della più importante operazione di polizia contro la pedofilia su internet mai condotta in Austria e nel mondo. La grande mole di informazioni e materiali raccolti sono al vaglio delle autorità di polizia nei 141 paesi coinvolti nell'operazione.
A FIRENZE - Anche in Italia è scattata un'operazione antipedofilia: la polizia postale di Firenze ha eseguito 18 perquisizioni in varie città italiane, denunciando 20 soggetti, tre dei quali in stato di arresto, per detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico. I video e le immagini sequestrate riguardano per la maggior parte ragazzi in età adolescenziale e bambini in tenera età, anche al di sotto dei 5 anni, intenti a compiere espliciti atti sessuali con adulti e coetanei.
TRE ARRESTI - L'attività ha coinvolto i compartimenti della Polizia postale di diverse città, da Bologna a Catania, Milano, Venezia, Roma e Torino, nonchè le sezioni di Reggio Emilia, Sassari, Varese, Vicenza, Siracusa, Caserta e Macerata.
L'indagine è partita da una segnalazione in cui un utente che riferiva di aver avuto una sessione di chat sul sito www.77chat.com. Da qui veniva appurata la presenza di materiale video pedopornografico diffuso in rete. La Polposta ha individuato e successivamente identificato 18 utenti che in più sessioni si connettevano al sito per acquisire file pedopornografici, catalogarli e custodirli nei propri computer. Le perquisizioni hanno dato tutte esito positivo, quindi sono stati sequestrati parecchi computer. Per tre indagati è scattato l'arresto in flagranza in considerazione della particolare gravità del fatto, ma anche per la quantità e la qualità del materiale video ritrovato. Le immagini sono per lo più prodotte in paesi dell'Est e del continente asiatico.
Ora, saranno catalogate ed inviate presso l'Area Analisi File e Identificazione Minori del Centro Nazionale Contrasto Pedopornografia Online (CNCPO) per poi essere selezionate ed inviate presso la banca dati Interpol di Lione (Francia).

Il magistrato di ferro? una donna: dalla pedofilia alle cosche

Si è occupata di violenza sessuale su minori, criminalità organizzata, usura, assenteismo e di reati ambientali prima di arrivare a diventare l’ incubo dell’Ilva.
Anna Patrizia Todisco
Anna Patrizia Todisco, il giudice per le indagini preliminari di Taranto che ha firmato l’ordinanza di sequestro dell’area a caldo, ma anche i provvedimenti di specifica e la revoca della custodia a Ferrante, è una donna di 49 anni, magra, capelli corti con sfumature rosse, segno zodiacale Toro, piglio più che deciso. Ha alle spalle una carriera all’insegna della difesa dei più deboli, i colleghi la definiscono «molto riservata e preparata». È nata a Taranto e ha da sempre negli occhi il profilo delle ciminiere dell’Ilva.

ENTRA in magistratura nel 1993, arrivando tra i primi del suo concorso. L’ottima posizione in graduatoria le consente di scegliere la sede di lavoro e lei decide di rimanere a Taranto. Dal ’95 lavora presso il tribunale dei minori, poi passa al penale.
Qui affronta casi di violenza in famiglia, ma anche di pedofilia: nel 2007, fece arrestate 21 uomini per aver abusato di due sorelle con grave disagio mentale, senza famiglia e senza alcun sostegno sociale.

Persegue anche i clan ionico-salentini e i loro legami con la Sacra corona unita con un’operazione che nel 2009 porta in carcere 43 affiliati, per arrivare ad un caso di ‘lupara bianca’ nel 2011. Il suo nome è finito anche nel ‘caso dei casi’, quello di Avetrana.
Dopo l’omicidio di Sarah Scazzi, Patrizia Todisco si reca nel carcere di Taranto per la convalida di arresto di un detenuto. Nello stesso istituto è rinchiusa Sabrina Misseri, la cugina di Sarah accusata dell’omicidio.
In un’informativa riservata, poi pubblicata, il magistrato racconta: «Mentre attendevo nella sala magistrati transitava un agente di polizia penitenziaria il quale, rivolgendosi a me, profferiva con aria sconfortata una frase del tipo ‘dottoressa, non ce la facciamo più’. Per far capire a cosa si riferisse, racconta la Todisco, il poliziotto «passandomi davanti mi mostrava velocemente un foglio, ponendolo di fronte a me ed indicandomi il nome che vi compariva nella parte superiore e che riuscivo appena a leggere: ‘Misseri Sabrina’». 

Da lì si apre un’indagine interna per capire se il foglio mostrato al giudice fosse una lettera che Sabrina avrebbe tentato di far uscire dal carcere o una semplice richiesta di colloquio che non avrebbe avuto seguito.

La chiesa cattolica deve svelare gli abusi

opera di Claudio Bimbi
Chi ha vissuto l’esperienza della pedofilia come vittima, chi la conosce da vicino perché sa cosa significa nello sguardo e nel vissuto di un’altra o un altro che ama, aver attraversato questo dolore, si sente ancora di più violato di fronte al polverone mediatico e all’affanno umano di coloro che stanno prendendo in ogni modo le parti di Don Ruggeri, il prete quarantatreenne in carcere per essere stato filmato dalla polizia in atteggiamenti erotici spinti con una tredicenne in spiaggia.
C’è chi dice che non si tratta di pedofilia e piuttosto di abuso di minore, chi dice che non è poi così grave perché la ragazzina è già adolescente e "si sa oggi le ragazzine come vanno in giro".

Don Ruggeri già l’anno scorso si macchiò di tale indecente e pernicioso argomento quando riprese la famiglia della minorenne violentata a Fano durante la notte bianca -scrivendo che l’abito delle ragazzine può rappresentare una provocazione.
Già forse era caduto allora nella trappola del giudizio su come si veste una ragazzina, al fine di giustificare indegnamente lo sguardo laido di chi quel corpo vuole vedere e guarda.

Occorre fare chiarezza sulle considerazioni culturali che portano a minimizzare il fatto da parte dell’opinione comune ma principalmente è necessario capire, senza paura, che cosa abbiamo di fronte.

Chiamiamolo pedofilia o abuso su minore -comunque sia si tratta di un gravissimo fatto di violenza che si basa sul potere di una figura adulta, di un uomo maturo, di un educatore e per giunta prete- che vuole eroticamente e psicologicamente avere potere sulla mente immatura, sull’immaginario in formazione, sul corpo adolescente di una ragazzina.

Il legame che si instaura tra un uomo maturo che abusa di una minore e la minore abusata è quanto di più doloroso possa costituirsi in una relazione umana.

Difficilmente la vittima riconoscerà tutto il male che le è stato fatto perché è stata plagiata dal potere di una mente adulta nel momento della crescita, nel momento in cui non si è capaci di scegliere con la maturità per dire sì o no di fronte a chi si pone con l’autorevolezza di un educatore.
Spesso l’adescamento del minore avviene nelle maniere più facili, legate alla vita quotidiana e alle abitudini del minore ed è atto a stabilire un contatto speciale e segreto per poi costruire la gabbia della segreta relazione di potere da parte di un carnefice che si fa assecondare dalla sua vittima.

Chi tende a sminuire il gravissimo fatto che ha portato in carcere Don Ruggeri poggia le sue argomentazioni su un altro aspetto che cela una gravissima mistificazione del concetto stesso di violenza sessuale.

Per motivo di immaturità civile dovuta al maschilismo imperante nella nostra ignorante società -si intende per violenza sessuale lo stupro e in particolare la penetrazione- si continua purtroppo a credere che se non c’è la penetrazione non ci sia la violenza sessuale.

Questo retaggio di una mentalità maschilista concentrata sul primato fallico e sul mito della verginità, non comprende che la violenza avviene ed è una gravissima lesione dei diritti umani, tutte le volte in cui una esperienza sessuale è imposta.
La violenza sessuale c’è sempre quando si tratta di un rapporto sessuale tra un adulto e un minore affidato a questo adulto e plagiato dalla più forte, decisa e matura volontà altrui.

La Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza riconosce ai minori (bambini e adolescenti) il diritto alla protezione da ogni sfruttamento sessuale, abuso o violenza (articoli 19, 32, 34).

Il processo di ratifica della Convenzione di Lanzarote contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali in Italia è in fase di completamento, permetterà di inserire nel Codice Penale molti reati che oggi non sono perseguibili: adescamento di minore, pedofilia culturale e pedopornografia.

Stiamo parlando di reati gravissimi che riguardano l’abuso di potere per fini erotici con persona minorenne, qualcosa che ferisce e mette in pericolo profondamente l’equilibrio mentale della vittima di abuso, la quale avrà uno sviluppo della propria vita indipendente e matura segnato per sempre dalla sofferenza di un’esperienza di negazione o soggiogamento della propria volontà.

La filosofa Martha Nussbaum, consulente per le Nazioni Unite in tema di sviluppo di programmi di protezione dei diritti umani, si concentra sul concetto di capacità umana fondamentale da sviluppare in ogni essere umano perché possa dirsi titolare di diritti umani.

Nussbaum scrive che Integrità fisica è essere in grado di muoversi liberamente da un luogo all’altro; avere assicurata la sovranità sul proprio corpo, ovvero poter essere al riparo da ogni tipo di violenza, inclusa l’aggressione sessuale, l'abuso sessuale su minori e la violenza domestica; avere la possibilità di trovare soddisfazione sessuale e di scegliere in materia di riproduzione.
Ma continua la sua riflessione trattando anche di Emozioni: Essere in grado di avere legami con persone e cose al di fuori di noi stessi; poter amare chi ci ama e si interessa di noi, soffrire per la loro assenza; in generale, amare, soffrire, sentire mancanza, gratitudine e rabbia giustificata.
Avere uno sviluppo emotivo non rovinato da eccessiva paura e ansia, o da eventi traumatici come abusi o incuria.

Nell’abuso o pedofilia, nella violenza così come è stata configurata nel caso fanese, questi punti fondamentali che orientano oggi i diritti umani, sono stati violati.
Sminuire o giustificare o insabbiare è sostenere il clima di violazione di tali diritti, per noi è essere conniventi con il clima culturale che rende possibile tale violenza.

A nostro avviso è grave che il padre della ragazza abbia esternato alla stampa la sua convinzione circa l’inconsistenza dei fatti prima di aver visionato le prove e prima che sua figlia potesse essere ascoltata da psicologa e giudice. In questo modo può aver condizionato la possibilità della figlia di esprimersi liberamente.

Grave anche che non si oda provenire da parte della Curia fanese né della comunità cattolica locale né da quella politica una parola critica; sappiamo bene che purtroppo all’interno della Chiesa cattolica, istituzione fortemente patriarcale, sono scarsi gli strumenti per trattare della questione maschile e quindi anche della violenza maschile sulle donne e sui minori.

Ma le parole che vorremmo ascoltare, e con noi sicuramente tante e tanti credenti, sono almeno quelle del Cardinale Scicluna che ha criticato le recenti Linee Guida della Cei, le quali sostengono il non obbligo di denunciare alle autorità civili i casi di pedofilia, e nemmeno si pongono il problema di chi convince a non denunciare.

Le Linee Guida confermano purtroppo la liceità di non portare a conoscenza della magistratura le eventuali prove di cui possono essere a conoscenza i Vescovi.
Di fronte alla considerazione che tale istituzione gestisce servizi all’infanzia e all’adolescenza, spesso finanziati dallo Stato, chiediamoci quali garanzie di tutela abbiamo noi genitori nei confronti della serenità e della felicità dei nostri figli se la politica che persegue la Chiesa cattolica è questa ed è criticata -anche se con voce minoritaria- al suo interno.