
«C'è un sentito bisogno di rafforzare le garanzie verso bambini e
adolescenti. Occorre muoversi attraverso un sistema di supporto
all'infanzia esposta a rischi diffusi e pericolosi, e penso alla
pedopornografia on-line, di cui è facile cadere vittime».Così il
Garante per l'infanzia e l'adolescenza
Grazia Sestini, a margine della lezione che ha tenuto nei locali della
Questura di Grosseto e organizzata nell'ambito della task force
interistituzionale, nata nel 2010 dalla collaborazione con la Asl 9, per
la presa in carico di casi di violenza sul territorio.
«Siamo dalla parte
dell'infanzia a rischio», ha
dichiarato Sestini ricordando la recente firma del protocollo d'intesa
tra Viminale, Dipartimento di Pubblica Sicurezza e Authority nazionale
di garanzia per i minori.
Un protocollo che il capo della polizia Antonio Manganelli e il
garante italiano per l'infanzia Vincenzo Spadafora, alla presenza del
ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, hanno siglato per
«rafforzare tutte le attività di contrasto ad ogni forma di abuso,
sfruttamento e violenza nei confronti dell'infanzia, dell'adolescenza e
delle categorie deboli».
«Questo primo passo per la stabilizzazione di una collaborazione avrà
i suoi effetti anche a livello locale», ha spiegato Sestini.
«L'articolo 3 del protocollo prevede infatti l'estensione del dialogo
anche tra le articolazioni territoriali del ministero e i garanti
regionali, ove istituiti». «La rete con tutte le realtà di settore che
si va costruendo, è il percorso ideale per una conoscenza sempre più
approfondita. Unico metodo per contrastare e sconfiggere fenomeni che
coinvolgono persone di minore età».
La lezione tenuta da Sestini ha analizzato il dilagante «comportamento di
adulti pedofili
che utilizzano internet per incontrare altri pedofili, alimentare le
loro fantasie sessuali deviate, rintracciare e scambiare materiale
fotografico o video pedopornografici per ottenere contatti o incontri
con minori che frequentano chat, forum e blog».
E che la pedofilia on-line sia un fenomeno in forte crescita è dimostrato dai dati di
Telefono Arcobaleno, organizzazione indipendente internazionale con il numero verde dedicato alle segnalazioni 800 025 777.
«Solo nel 2011 – ha informato il garante della Toscana – sono stati
71.806 i siti segnalati, in 37 paesi, come contenitori di materiale
pedopornografico. Circa 10.000 in più rispetto al 2010. Ma l'attività di
monitoraggio evidenzia una sempre più diffusa presenza della pedofilia
nel social network, circa il 20 per cento in più rispetto al 2010».
Altro dato «allarmante» su cui si è soffermata Sestini, quello della fascia di età coinvolta: «
Il 40 per cento ha meno di 5 anni».
In termini geografici, la maggior parte si conferma di matrice europea
(73 per cento) e nord americana (23) con i Paesi Bassi che continuano a
ricoprire i primi posti della classifica seguiti da Stati Uniti,
Germania, Federazione Russa. I pedofili sulla rete, invece, sono
prevalentemente di nazionalità americana, tedesca, inglese, francese,
russa e italiana.
«I dati di Telefono Arcobaleno -ha chiarito Sestini- sono nazionali e
indicano come il nostro Paese ospiti una quantità minima di siti
pedofili. È però grande esportatore di materiale illecito sul web».
Rilevazioni periodiche collocano
l'Italia al sesto posto della classifica dei paesi da cui parte la richiesta di video o foto, circa il 4,79 per cento dei pedofili fruitori di articoli pedopornografici.
Se a livello nazionale si combatte il fenomeno attraverso organismi
nazionali e internazionali per il contrasto della pedofilia e della
pornografia minorile sulla rete internet e non solo, a Firenze è attivo
il compartimento di polizia postale e delle comunicazioni con «compiti
generali di indagine e repressione».
«Quello di Firenze -ha continuato Sestini- rientra tra i 20
compartimenti localizzati in tutti i capoluoghi che a loro volta
coordinano le rispettive sezioni all'interno del proprio territorio di
competenza. In Toscana ci sono 76 sezioni ed hanno competenza
provinciale».
Secondo quanto ha reso noto dalla Questura di Firenze, negli ultimi
cinque anni, circa 150 persone sono state sottoposte a perquisizione
personale per la ricerca di materiale illecito. «Il dato regionale deve
essere ampliato -ha concluso Sestini- non solo in proporzione all'ambito
nazionale ma anche con riferimento al numero degli effettivi
utilizzatori.
Tuttavia è quanto mai evidente che l'osceno fenomeno della pedofilia in rete è un mercato tutt'altro che in crisi».